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lunedì 11 dicembre 2017

Il Punitore di Nathan Edmondson & Mitch Gerad (la recensione)

Come detto qui, diamo il via ad una nuova Rassegna Stampa che ci terrà compagnia per un bel pò! Dopo aver affrontato le produzioni cinematografiche di franchise come Lupin IIII Cinque Samurai e I Cavalieri dello Zodiaco, spostiamoci un pò sui fumetti: in particolare, su Secret Wars 2015. Da oggi in poi, ogni settimana, tratteremo di un volume/storia legata al crossover e ne faremo la recensione, fino a recensire tutti i volumi di cui è composta la saga. Questa volta si continua con IL PUNITORE DI NATHAN EDMONDSON & MITCH GERAD.


Dati Generali:
Testi: Nathan Edmondson (con Kevin Maurer come Guest Writer nei numeri #7-#9)
Disegni: Mitch Gerad, Carmen Camero, Moritat & Brent Schoonover
Anno di Pubblicazione: 2014-2015
Etichetta: Marvel Comics
Volume Contenente: Punisher (Vol. 9) #1-#20
Prezzo: ND

Trama:
Per anni il Punitore ha condotto una guerra contro il crimine a New York, ma una soffiata su una delle principali fonti di droga, armi e altro spostano Frank Castle a Los Angeles. Nella Città degli Angeli, Castle affronta la potente banda di Dos Sols, in affari con l'A.I.M. e protetta dalla compagnia militare degli Howling Commandos. La guerra al crimine del Puni, non è mai stata così ardua.

Il mio Parere:
Sicuramente, il nostro è un periodo parzialmente triste. Dico parzialmente, perché se da una parte ci ritroviamo sommersi di grandi opere (fumettistiche e non), dall'altra parte ci troviamo ad affrontare un pubblico che sembra essere insaziabile e incapace di vedere le zone grige. Capolavoro o schifezza: è solo attraverso gli estremi che il pubblico parla oggi, perdendosi/svalutando volutamente le storie che stanno nel mezzo, che magari non passeranno alla storia per qualche merito particolare, ma questo non vuol dire che portino nuovi argomenti o consolidino quelli già meglio spiegati in precedenza. E' in questa fascia che si piazza il Punitore di Nathan Edmondson e Mitch Gerad, in quanto si presenta come una run che non ha portato al lettore nulla di rivoluzionario, ma che si è prodigata per sottolineare gli aspetti principali di Frank Castle.


Edmondson, Gerad e artisti assortiti accolgono il lettore con situazioni e tematiche ben note ad un lettore abituale e non del Puni. Questo perché il team artistico non si è messo in testa di stupire il lettore oppure di offrire qualcosa di particolarmente nuovo e inedito per il personaggio, quanto più, di mettere i puntini sulle i. Dalla sua rivalutazione avvenuta negli anni 2000 con la sorprendente gestione di Garth Ennis, il Punisher si è visto sballottato di qua e di là, passando da scrittori che hanno in parte smentito, e in parte confermato, quanto detto da Ennis. Per fare un esempio, scrittori come Jason Aaron hanno spinto all'acceleratore sulla rivoluzionaria visione data dal creatore di Preacher al personaggio, confermando e approfondendo quanto detto (esempio: la serie PunisherMAX). Scrittori come Rick Remender, invece, si sono semplicemente limitati a divertirsi con lui, cercando di collocare il personaggio in situazioni a lui addirittura contrarie impegnandosi a farle funzionare (esempio: la parentesi Franken-Castle). Questo ha creato enorme discrepanza fra tutte le versioni, facendo uscire il personaggio dai binari.

All'arrivo di Edmondson e soci, il team prende tutte queste interpretazioni e le mette assieme, cercando di tirare fuori il meglio da loro e, di conseguenza, dare al lettore una versione del Punitore compatta e ben consolidata, ispirandosi all'operato di Roger Stern e John Byrne su Capitan America. L'operazione riesce alla grande soprattutto perché lo sceneggiatore usa un abile trucco per riuscire a creare un personaggio fortificato di tutte le sue interpretazioni precedenti, che qui vanno enormemente d'accordo: il trasloco. Edmondson estrapola Frank da New York, lo trasferisce a Los Angeles e da lì parte per un susseguirsi di cambi di locations che portano a diverse situazioni, cambi di status quo e quindi a mostrare i diversi lati della sua personalità inclini all'ambientazione in cui si trova in quel numero, dando una visione a tutto tondo del Puni. La fissazione per la vendetta, la sua visione del mondo in bianco e nero, i metodi risoluti, l'incapacità di essere come personaggi come l'Uomo Ragno e Devil, la bravura e il velato piacere nell'uccidere che lo rendono un moderno Capitano Achab. Quest'ultimo paragone con Achab e il concetto del Memento Mori, ritornano spesso in questi venti numeri.



"I never expected to make it  out of this alive. 
That's why I wear a skull. It's a memento mori." 

Come dicono i baloon di questa grandiosa splash-page e le frasi che qui vi ho riscritto nel caso non si riuscisse a leggerle, fra tutti gli spettri della personalità del Punitore/Frank Castle, Nathan Edmondson sceglie di valorizzare quello della mortalità: sua e dei suoi nemici. Non diversamente dalla serie tv di Netflix con Jon Bernthal- che ha preso molti elementi da questa run - lo scrittore tratteggia Castle come il celebre protagonista di Moby Dick, dove non è che un moderno Achab la cui balena bianca è la criminalità.

Frank non solo sente di avere un debito con la società per cui non sentirà mai pienamente pagato (vedi i diversi flashbacks con la famiglia durante lo scontro con Electro) ma in un certo senso la morte della famiglia gli dà quello che cercava da tempo: una guerra, in particolare, una che non finisse mai. Nel Capitolo 132 di Moby Dick intitolato La Sinfonia, l'autore del libro Herman Melville dice che Achab è sposato, ma che “la moglie diventò subito vedova" perché il marito era costantemente per mare. Frank, in molti anni di matrimonio, ha partecipato a diversi servizi nella Guerra del Vietnam, passando poco tempo coi figli, nonostante il suo affetto. Questo passaggio non è da sottovalutare poiché descrive il Punitore come il classico eroe faustiano che decide di trascendere la ragione in favore dell’annichilimento e la morte (sua e degli altri), rinunciando asceticamente ad una vita più tranquilla e pacifica, sacrificandosi completamente alla sua ossessione fino all'immolazione di sé stesso. Frank Castle è questo: un uomo che deve essere The Punisher perché Castle stesso ha bisogno di lui per esprimere chi è veramente fino a quando il Memento Mori non arriva a presentare il conto.

Questo è anche il motivo per cui gli avversari principali di queste breve run sono "semplici criminali", terroristi, spacciatori e altri figure "classiche" del crimine e il contatto con gli elementi più riconoscibili e "super" del Marvel Universe è ridotto al minimo indispensabile: perché, se Castle è l'Achab del 21° Secolo, è giusto dare spazio alla vera balena bianca del Punitore, i criminali nella loro forma più nuda, cruda e presente anche nella vita reale. Dei contatti con altre figure dell'Universo Marvel ci sono ma, come detto, sono ridotte allo stretto necessario, solo in occasioni particolari o per ordini dall'alto: come il coinvolgimento della serie in Secret Wars nei numeri #19 e #20 o il mini-crossover con la serie della Vedova Nera, all'epoca sempre scritta da Nathan Edmondson.


Il piglio generale della serie è molto incalzante e adrenalinico, ritmo che ricorda molto quello delle moderne serie di Netflix. Queste due decine di numeri non danno proprio tregua al lettore, mostrandogli un'affresco narrativo ben studiato e pieno di sequenze al cardiopalma - come la tavola con griglia alveare qua sopra con dodici vignette rettangolari - e di colpi di scena tanto inaspettati quanto ben piazzati. Complice anche i continui cambi di location - che non rappresentano voglia di sperimentare, ma parte integrante del percorso narrativo - il lettore ha sempre modo di leggere un numero pieno di spunti, azione, dialoghi taglienti e caratterizzazioni incisive e mai banali. Subito dopo i primi numeri, il lettore viene subito ammaliato da questo storytelling così appassionato, ispirato e, soprattutto, impreziosito da una direzione artistica ben precisa e priva di indecisioni. Edmondson e soci qui avevano un obiettivo che era ben chiaro a tutti e vanno spediti come un treno fino al raggiungimento del capolinea prefissato, senza essere interrotti da fermate intermedie.

L'interesse del lettore verso la serie cresce anche in concomitanza con l'evoluzione del disegno, in quanto la collaborazione tra Natham Edmondson e Mitch Gerad evolve e si consolida di numero in numero, soprattutto quando nella seconda parte subentra anche il prezioso aiuto di Brent Schoonover. Se i primi numeri sono narrativamente incisivi e continuano così fino alla fine, a livello grafico il The Punisher di Edmondson/Gerad ci mette un po' a sbloccarsi, facendo il timido per circa la prima metà della serie. Poi, complice anche la gradita intrusione di Schoonover, le cose miglioreranno e si potrà toccare con mano una sinergia sempre crescente e che darà vita ad una delle migliori collaborazioni fra sceneggiatore e disegnatore degli ultimi anni. Quando gli autori si divertono a fare quello che fanno, al lettore la cosa non sfugge e il miglioramento dell'intesa fra Edmondson e Gerad si vede soprattutto da come il disegnatore cerca di sperimentare con i disegni. Se prima infatti ci si trovava ad avere a che fare con impostazioni molto standard come queste:


A tavole più ingegnose e più in linea coi testi come questa:


Va detto che Mitch Gerad non disegna tutti i numeri poiché in alcuni viene sostituito da altri artisti che gli permettono di riposarsi; nonostante ciò, rimangono qualitativamente inferiori a Gerad, soprattutto perché il disegnatore principale ha l'occasione di fondere il suo stile con quello di Schoonover. Se Edmondson riassumeva narrativamente Castle, Schoonover/Gerad lo riassumono graficamente, creando un Frank Castle che - anatomicamente parlando - metta d'accordo tutte le interpretazioni grafiche date da Ross Andru fino ad oggi. Se a livello di testi rimane sempre lo stesso e, come detto prima, Edmondson si preoccupa solo di mettere i puntini sulle i, graficamente, invece, il Punitore cambia e passa da un volto anonimo ad essere il riassunto di caratteristiche fisico-facciali rese celebri da John Romita Jr. (il naso da pugile, lo sguardo imperturbabile e minaccioso) e Goran Parlov (l'aspetto da quarantenne e l'enorme stazza fisica).

Purtroppo non tutto va come deve andare e, proprio sul finire della serie, si commette un errore e si finisce parzialmente per sbrodolare.


Gli ultimi due numeri coincidono con il primo numero di Secret Wars 2015, in cui si ha la distruzione dell'Universo 616 a seguito dell'incursione. In quel numero, vi era una mitica scena in cui il Punitore entrava nel Bar Senza Nome - bar in cui si ritrovano tutti i criminali Marvel, in quel numero tutti riuniti per assistere alla lotta fra Terra-616 e Terra-1610 - e si lasciava intendere che il Puni li freddasse tutti. Ora, i numeri di questa serie connessi a Secret Wars sarebbero stati una bella occasione per mostrare tale carneficina. Ma invece ciò non succede ed Edmondson preferisce continuare sulla direzione artistica scelta, non mostrando la carneficina e lasciando il massacro dei super-villain Marvel da parte del Punitore all'immaginazione dello spettatore. Da una parte, il modo in cui Edmondson conclude la serie è coerente alla direzione artistica scelta e all'obiettivo che si era prefissato, chiudendo perfettamente il cerchio. Dall'altra, non si può non dire che tutto ciò lascia l'amaro in bocca ed è un vero colpo basso non mostrare la morte dei criminali Marvel da parte del Puni. Di tutti i momenti fan-service che doveva e potevano essere soddisfatti di diritto, questo ne rappresentava uno.

Conclusione:
Nathan Edmondson e Mitch Gerad danno vita ad una run sul The Punisher che non ha nulla di nuovo da dire, ma che anzi, consolida gli aspetti che hanno reso celebre questo personaggio, mettendo d'accordo (caratterialmente e graficamente) un personaggio che ha subito numerosi cambi di direzione. Forse non entrerà nella storia del fumetto o verrà ricordata con riguardo dai lettori del Puni, ma la gestione di Edmondson e Gerad si farà sicuramente ricordare per essere stata una delle più decise e inedulcorate: e questo basta per renderla una serie incredibilmente godibile e appassionante.

- Symo

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